L’Italia e gli Oscar: una storia piena di successi

La costumista Milena Canonero, al suo quarto Oscar, è stata l’ultima. Ma chi sono gli italiani che hanno vinto la statuetta? Una veloce storia degli Oscar all’italiana, da Fellini al recordman Bertolucci, passando per Robertoooo.

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Grazie a Milena Canonero anche l’edizione 2015 degli Oscar parla un po’ italiano: quello per Grand Budapest Hotel di Wes Anderson è il quarto centro della grande costumista, dopo Barry Lyndon (1976) di Kubrick, Momenti di gloria (1982) di Hugh Hudson e Maria Antonietta (2007) di Sofia Coppola. Ma è un record? Quasi: in effetti il vituperato cinema italiano ha, tutto sommato, un invidiabile ruolino di marcia agli Oscar, concentrato soprattutto tra i tardi anni Cinquanta e i primi Settanta, epoca del massimo fulgore della nostra industria cinematografica.

Basti pensare che, nella categoria del miglior film straniero, l’Italia è al primo posto, con 13 statuette, davanti persino ai cugini francesi che del cinema sono pur sempre gli inventori. Merito soprattutto di Vittorio De Sica, che ha vinto quattro volte, per Sciuscià (1947), Ladri di biciclette (1949), Ieri oggi domani (1964) e Il giardino dei Finzi Contini (1971). E di Federico Fellini, anche lui artefice di quattro successi, per La strada (1956), Le notti di Cabiria (1957), (1963) e Amarcord (1974).

A loro vanno aggiunti, tutti con una statuetta, Elio Petri, con Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970), Giuseppe Tornatore con Nuovo cinema Paradiso (1989), Gabriele Salvatores per Mediterraneo (1991), il Roberto Benigni de La vita è bella (1998) – l’immortale “Robertooo” di Sophia Loren – e l’anno scorso Paolo Sorrentino con La grande bellezza.

Per un paio di loro i risultati non finiscono qui. Fellini più di tutti è stato un catalizzatore di Oscar: infatti ha vinto il premio alla carriera nel 1993 – quando al discorso di ringraziamento disse “please Giulietta, stop crying!” –, “in riconoscimento dei suoi successi cinematografici che hanno entusiasmato e divertito il pubblico di tutto il mondo”. E ha ricevuto quattro nomination nella categoria miglior regia, senza vincere mai, per La dolce vita, , Satyricon e Amarcord. In più 6 nomination per la sceneggiatura originale e 2 per quella non originale, da Roma, città aperta di Rossellini fino al Casanova.

La vita è bella di Benigni, pure, non si fermò al solo Oscar per il film straniero: oltre a 4 nomination (miglior film, regia, sceneggiatura e montaggio), portò a casa altre due statuette, a Nicola Piovani per le musiche e, naturalmente, lo straordinario premio come miglior attore, un’onorificenza che molto raramente l’Academy ha concesso a interpreti non di lingua inglese. In verità agli italiani, o meglio alle italiane, era accaduto già due volte: la prima a vincere la statuetta come miglior attrice fu Anna Magnani, nel 1956, per il film americano La rosa tatuata (ebbe poi una nomination anche nel 1958, per Selvaggio è il vento di George Cukor). L’altro successo è quello di Sophia Loren, nel 1962, per La ciociara di Vittorio De Sica: alla diva, molto amata oltreoceano, fu assegnato nel 1991 un Oscar alla carriera, a cui va aggiunta la nomination per Matrimonio all’italiana di De Sica.

Non riuscì mai a vincere invece il suo partner preferito, Marcello Mastroianni, che ebbe ben tre nomination come miglior attore: Divorzio all’italiana (nel 1963) di Pietro Germi (che invece portò a casa il premio per la sceneggiatura originale), Una giornata particolare (1978) di Ettore Scola e Oci Ciornie (1988) di Nikita Mikhalkov.

Gli unici altri attori italiani che si sono affacciati alla nomination per il miglior attore sono stati Giancarlo Giannini per Pasqualino Settebellezze e Massimo Troisi, una candidatura postuma, per Il postino (che però vinse l’Oscar per le musiche a Luis Bacalov).

Pasqualino Settebellezze è legato a un altro record: ebbe quattro nomination – oltre a Giannini, miglior film straniero, miglior film e miglior regia –, l’ultima delle quali, indirizzata a Lina Wermuller, è stata la prima candidatura in assoluto di una donna in quella categoria.

L’Italia si è sempre difesa bene nelle categorie tecniche, come dimostra il caso della Canonero: a lei vanno aggiunti i tre oscar al musicista Giorgio Moroder (Fuga di Mezzanotte, canzone per Flashdance, Top Gun), al mago degli effetti speciali Carlo Rambaldi (King Kong, Alien ed E.T.) agli scenografi Dante Ferretti e Federica Lo Schiavo (The Aviator, Sweeney Todd e Hugo Cabret), al direttore della fotografia Vittorio Storaro (Apocalypse Now, Reds, L’ultimo imperatore).

Il riferimento a Storaro ci permette di introdurre il vero recordman italiano: Bernardo Bertolucci, che fece man bassa di Oscar nel 1988, ben 9, per L’ultimo imperatore, dal film alla regia alla sceneggiatura. E ricordiamo che il grande regista parmense aveva avuto anche una nomination alla regia per Ultimo tango a Parigi (1974) e un’altra per la sceneggiatura non originale de Il conformista (1972).

Chiudiamo con le delusioni e i record negativi. Non ha mani vinto l’Oscar Michelangelo Antonioni, forse di un intellettualismo un po’ eccessivo per l’Academy: per lui solo due nomination, entrambe a Blow Up, per regia e sceneggiatura, e un riparatore premio alla carriera nel 1995. Stessa sorte per Ennio Morricone, omaggiato di un Oscar alla carriera nel 2007 dopo ben cinque nomination; come il costumista Piero Tosi, anche lui 5 nomination e un Oscar alla carriera nel 2014.

È rimasto a bocca asciutta un maestro della commedia, Mario Monicelli: quattro nomination per il miglior film straniero (I soliti ignoti, La grande guerra, La ragazza con la pistola, I nuovi mostri) e due per la sceneggiatura (I compagni e Casanova 70). Ci fermiamo qui, ma tanto altro ci sarebbe da ricordare, a dimostrazione del fatto che il cinema italiano è stato un protagonista della storia e dell’industria della settima arte.

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