Alessandro Rak da Optima: come è nato “L’arte della felicità”, il cartoon che ha vinto l’Efa, l’Oscar europeo

L’European film award 2014 ha incoronato L’arte della felicità miglior film d’animazione dell’anno. Il regista Rak ripercorre l’avventura che ha portato Mad entertainment, la casa di produzione indipendente napoletana, a un risultato così prestigioso. E nuovi progetti sono già in cantiere.

35
CONDIVISIONI

L’arte della felicità ha vinto il premio come film d’animazione dell’anno agli European Film Awards, l’Oscar europeo: un riconoscimento prestigioso, che il regista Alessandro Rak ha ritirato con visibile emozione sul palco di Riga, dove si è svolta l’edizione 2014 della manifestazione.

Si deve parlare fino a un certo punto di sorpresa per questa delicata vicenda di un tassista napoletano che, dopo la partenza dell’amato fratello per il Tibet, ha messo da parte i suoi sogni di musicista. Il film, infatti, dopo l’esordio al festival di Venezia del 2013, aveva già raccolto importanti riconoscimenti internazionali, di cui l’affermazione agli Efa costituisce il coronamento. Senza dimenticare un altro importante tassello: la recente pubblicazione per Rizzoli della versione a fumetti de L’arte della felicità, con la prefazione di Roberto Saviano, che spese parole entusiastiche per il film quando uscì nelle sale.

Il meritato successo deve essere ascritto in prima persona a Rak, ma va certamente condiviso con chi ha scommesso su un progetto nato e realizzato completamente a Napoli nell’officina della Mad entertainment, la casa di produzione indipendente fondata da Luciano Stella che si occupa di documentari, musica e cinema d’animazione. L’arte della felicità ha dimostrato che grazie a passione, talento e creatività una piccola casa di produzione può sconfiggere i colossi del cinema europeo, che possono contare su ben altri budget.

È lo stesso Rak a raccontare nella sede di Optima come è nato il film: “Luciano portava avanti una manifestazione che si chiamava L’arte della felicità, incontri con personaggi illustri su arte, filosofia, religione. Aveva un gran materiale audiovisivo, da lì l’idea di farne un documentario e poi un film d’animazione, per rendere più avvincenti le tematiche trattate. Di lì il passo è stato breve per la scrittura della sceneggiatura in comune tra me e Luciano”.

Poi è venuta la sfida produttiva, coinvolgendo i talenti napoletani, dal fumetto alla musica: “È stata una costruzione da zero, recuperando tutte le persone che a Napoli si occupano di animazione. L’arte della felicità è stata in tutto e per tutto una sperimentazione, perché portata avanti da persone che non avevano mai realizzato un lungometraggio”.

Un altro passaggio importante è stata la scelta dei software con le quali realizzare le animazioni digitali: “Abbiamo individuato il software 2d Anime Studio Pro, con cui siamo entrati in una sorta di partnership. Gli proponemmo di concederci gratuitamente le licenze, loro ne furono colpiti e interessati. Quando gli spedimmo i primi cinque minuti di film ci chiesero dove avessimo utilizzato il loro software e noi gli dicemmo che era integralmente fatto con quello!”.

Ci voleva la creatività partenopea per tirare fuori da un software quello che neanche i suoi ideatori credevano potesse fare. Ed è davvero eccellente l’uso del digitale ne L’Arte della felicità: uno stile raffinato e personale in cui l’animazione si fa racconto meditato, allo stesso tempo riflessione esistenziale e ritratto accorato di una Napoli piovosa e alle porte di una possibile apocalisse.

Oltre alla forza della storia e delle immagini, ad affascinare gli spettatori sono state le musiche del film, i temi originali di Antonio Fresa e Luigi Scialdone e le canzoni di artisti napoletani come Gnut e Foja. Un suggestivo amalgama nato in maniera molto naturale, come racconta Rak: “C’è stata un’intensa relazione con la scena musicale partenopea giovane, anche grazie a Dario Sansone, aiuto regista del film nonché frontman dei Foja, che è stato il ponte per arrivare a questi musicisti. Ascoltavamo le loro canzoni mentre lavoravamo: è nata lì l’idea di integrarle nel film. Abbiamo apportato dei riadattamenti alle canzoni e a pezzi di sceneggiatura: l’impasto finale è stato L’arte della felicità”.

Adesso è il momento dei nuovi progetti: il prossimo lungometraggio d’animazione firmato Mad sarà Gatta cenerentola, diretto da Ivan Cappiello. Rak sta invece lavorando alla regia della serie Skeleton Story – tratta dalla graphic novel omonima firmata con Andrea Scoppetta –, una coproduzione italo-francese che vede la partecipazione anche di Rai Fiction, per la quale è prevista anche una versione più “adulta” in lungometraggio.

Naturalmente, dopo l’Oscar europeo, i riflettori sono tutti puntati su Mad e Alessandro Rak: siamo pronti a scommettere che, anche stavolta, i risultati saranno all’altezza delle aspettative.

Lascia un commento

NB La redazione si riserva la facoltà di moderare i commenti che possano turbare la sensibilità degli utenti.