13 Hours – Michael Bay rompe gli schemi. I suoi.

Il regista dei Trasformers dirigerà una delicata pellicola tra politica e spionaggio. Michael Bay, che ha dimostrato al mondo come una buona sceneggiatura non sia necessaria per avere un film di successo, sta forse cercando un salto di qualità?

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Qualcuno storce il naso e io sono tra quelli. Lo so che lo faccio spesso ma siccome ce l’ho storto di natura almeno in questi casi mi s’addrizza un pochino. Un raddrizzamento a cui sembra puntare anche Michael Bay, ma amici non è affatto facile. Sembrerebbe infatti un lavoro non adatto al regista dei Transformers, anche se qualche piccolo precedente Bay lo ha già messo in atto l’anno scorso. Ma era tutta un’altra storia. Questa che si vuole raccontare invece è tosta: un attacco terroristico islamico del 2012 con sfondi politici “molto delicati”.

È una prova di carattere se così può definirsi. Quello che si accinge a fare Michael Bay come regista è un cambio di rotta abbastanza repentino per quanto riguarda la maggior parte dei suoi lavori precedenti, tanto che alcuni addetti al settore mugugnano e insinuano che il regista stia azzardando troppo. Michael Bay dirigerà infatti 13 Hours: una sorta di action movie a sfondo politico, tratto da una storia vera.

Il racconto è tratto dal libro inchiesta 13 Hours di Mitchell Zuckoff, che narra dell’attacco islamico dell’11 settembre 2012 da parte di estremisti islamici nei confronti di una zona americana di Bengasi; attacco reiterato qualche ora dopo anche in un’altra zona a circa un miglio di distanza da Bengasi. Se ne parlò molto e se ne continua a parlare tuttora: come spesso accade in questi casi, permangono zone d’ombra e dubbi sull’accaduto. Ad ogni modo, la trama del film è imperniata sulla strenua difesa da parte di membri della sicurezza statunitensi: gli scontri furono molto feroci e due agenti della CIA persero la vita.

Dietro questo progetto cinematografico c’è la Paramount, che si avvale di una sceneggiatura opera di Chuck Hogan (autore del romanzo The Town). Insomma, ciò che parrebbe creare scetticismo da parte di qualcuno, riguardo la scelta di Michael Bay come regista, attiene più che altro allo sfondo politico che sottende le stesse vicende. Parecchio delicato a detta di molti e quindi, per certi versi, aperto di conseguenza ad eventuali aspre critiche. Un po’ come quelle arrivate per il suo recente Pain & Gain, anche se in quel caso, sebbene ispirata a una storia vera, era più che altro una black comedy e non si poteva calcare la mano più di tanto. Ad ogni modo facciamo tutti un in bocca al lupo al multimilionario Bay per questo suo nuovo progetto. Sempre sperando che il lupo non si trasformi in un wolf-Bot.

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