E’ ancora “questione rifiuti” ma in Terra dei Fuochi c’è una “felice” eccezione: Optima ne discute con Antonio Diana di Erreplast

Antonio Diana e la sua Erreplast sono un esempio di business "pulito" con i rifiuti in piena Terra dei Fuochi. Una speranza in una vicenda di continua emergenza.

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La questione rifiuti in questi giorni torna drammaticamente d’attualità: il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ricorda che la procedura di infrazione europea nei confronti della Campania è in uno stadio avanzato e che altre Regioni rischiano di incorrere nelle stesse sanzioni; nuovi rifiuti tossici interrati sono stati trovati nella provincia di Benevento, per cui ben al di fuori dei confini partenopeo/casertani della Terra dei Fuochi e dei morti per cancro della Terra dei Fuochi ha parlato nuovamente anche Roberto Saviano in aperta polemica con il Ministro della Salute Lorenzin.

Eppure in Terra dei Fuochi c’è chi con i rifiuti “fa business” in maniera onesta e all’avanguardia, al punto tale da diventare punto di riferimento in Europa. E’ Antonio Diana che, a Gricignano d’Aversa, in piena “terra dei fuochi”, con la sua Erreplast, fondata nel 1999 con il gemello Nicola, si occupa di recupero e riciclo di materiali provenienti dalla raccolta differenziata. Fanno “business pulito” con la spazzatura in una terra devastata da chi della immondizia ha fatto un’impresa criminale.

Hanno cominciato con la plastica, in particolare con tutti i contenitori per liquidi, trasformandoli in scaglie di PET cioè in nuovo materiale plastico da riutilizzare nei comparti più disparati della produzione industriale (dall’abbigliamento al tessile) e ne sono diventati tra i maggiori produttori europei. E hanno proseguito con un nuovo impianto in cui trattano anche carta, cartone e vetro. Oggi vantano un fatturato di circa 25 milioni di euro, 160 dipendenti e una politica industriale che non dimentica mai l’impegno sociale e ambientale.

E quando chiedi ad Antonio Diana come è possibile tutto questo, lui ti risponde “semplicemente” che “se si vuole fare ‘buona impresa’, la si può fare anche al Sud, anche in Terra di Lavoro e occupandosi di rifiuti”. Perché il vero giro di boa – per lui che nel 2010 Legambiente ha scelto come ambientalista dell’anno – è far comprendere ad amministrazioni e cittadini che essere virtuosi nell’ambito della raccolta differenziata vuol dire anche creare nuova ricchezza per la società in cui viviamo.

Un concetto complesso che – a detta di Diana – solo attente campagne di informazione, di educazione e sensibilizzazione possono semplificare e rendere alla portata di tutti. Il beneficio per i cittadini deve essere reale e tangibile.  La “green economy” per Diana è un settore in cui non ci si può fermare, dove le parole d’ordine devono essere efficienza e qualità. Per essere competitivi su un mercato in rapida evoluzione, il miglioramento deve essere costante e, a fare la differenza, è l’impegno in termini di ricerca, sviluppo, innovazione ed adeguamento tecnologico.

Senza mai dimenticare – aggiunge l’imprenditore che è anche vicepresidente di Confindustria Caserta – l’impegno per uno sviluppo sostenibile  che è, per Erreplast, una priorità della stessa strategia d’impresa.  Non è un caso, dunque, che l’sms “targato Optima” di Diana sia soprattutto per le nuove generazioni, perché si facciano portavoce della bellezza, la bellezza delle nostre terre “ripulite”, perché vivano l’impegno personalmente, ogni giorno attraverso la formazione e l’informazione.

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