Uccisi i tre ragazzi rapiti, Israele minaccia rappresaglie

La parola a Luca Ciciriello, studente Optima Erasmus a Olstzyn

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Si svolgeranno oggi i funerali dei tre teenager israeliani , Eyal Yifrach, Gilad Shaar e Naftali Frankel, i cui corpi sono stati trovati ieri da volontari in un campo a poca distanza da Hebron, 19 giorni dopo il loro rapimento nel West Bank, mentre tentavano di tornare a casa in autostop. Al funerale parteciperanno il presidente Shimon Peres e il primo ministro Benjamin Netanyahu, che reciterà il discorso funebre.
La scorsa notte Israele ha lanciato razzi su Gaza, ma l’esercito ha negato che si trattasse di un atto di rappresaglia contro Hamas, a cui Israele ha attribuito le responsabilità dell’accaduto. Si sarebbe invece trattato di “un attacco mirato a obiettivi terroristici palestinesi”, secondo le dichiarazioni dell’esercito, anche se due palestinesi sarebbero rimasti feriti. Un palestinese sarebbe stato invece ucciso nel West Bank, anche se l’esercito ha dichiarato che si trattava di “un terrorista affiliato ad Hamas che stava per aprire il fuoco contro i soldati”. L’agenzia palestinese Ma’an ha riferito che un gruppo poco noto chiamato Ansar as-Dawla al-Islamiya (Sostenitori di uno Stato Islamico), si è attribuito la responsabilità degli omicidi, ma le sue rivendicazioni sono prese in scarsa considerazione dalle forze armate israeliane.
Hamas è responsabile del sangue di tre giovani innocenti, e Hamas la pagherà cara” ha annunciato Netanyahu al suo gabinetto, mentre il suo portavoce, Mark Regev, ha implicato che anche l’Autorità Palestinese è in parte responsabile. E due senatori della Commissione Medio Oriente di Washington, Ileana Ros-Lehtinen e Ted Deutch, hanno ammonito il presidente palestinese Mahmoud Abbas che le trattative con Hamas devono cessare immediatamente se Hamas si rivelerà responsabile per questa tragedia. Abbas ha annunciato una riunione d’emergenza, mentre non si è fatta attendere la risposta, altrettanto bellicosa, di Hamas:  “Se Netanyahu scatenerà un’offensiva contro Gaza, si apriranno le porte dell’inferno“.
Abbiamo intervistato Luca Ciciriello, studente Optima Erasmus a Olsztyn, che già in passato ci aveva descritto le sue impressioni all’indomani di un viaggio in Israele.

Alla luce degli ultimi avvenimenti, di chi sono le responsabilità di questa situazione?

E’ quasi trascorso un mese dalla mia permanenza in Israele e oggi leggo della tragica conclusione della vicenda che ha coinvolto i tre ragazzi israeliani e di cui già avevo parlato qui. Per quanto sia contrario ad alcuni metodi, a mio avviso, di conquista da parte del popolo israeliano mi ha rattristato leggere della loro morte. Miei coetanei e vittime di interessi economici. Sì perché credo fortemente che questa situazione sia eccitata dalle potenze mondiali. Riflettevo sul fatto che Israele è una delle poche nazioni mediorientali con cui l’Occidente collabora: probabilmente un “porto sicuro” per il controllo occidentale di quei territori. Ad una prima lettura ho pensato che fosse la religione ad imporre questo atteggiamento. Poi, informandomi e riflettendo meno istintivamente, sono giunto alla conclusione che dietro ci sono motivi che chiaramente rimarranno oscuri a noi semplici cittadini. Non voglio cadere nell’analisi delle teorie complottiste, cospirazioniste e chi più ne ha più ne metta, ma credo che gli assetti mondiali mutino di anno in anno mentre le vite di noi comuni cittadini scorrono in una quotidianità quasi imposta.

Come si evolverà il quadro geopolitico nell’area nei prossimi giorni secondo te?

Bè, una guerra c’è già e tutti i Paesi del Mondo ne sono coinvolti. Abbandoniamo l’idea di guerre combattute con carri armati, missili, armi e persone. Ora più che mai le guerre si combattono negli uffici ministeriali, nei Palazzi di Potere delle varie nazioni. Magari d’ora in poi potrebbero esserci più attacchi, più violenze nei confronti dei civili e di conseguenza una maggiore informazione da parte dei media. Sì, perché questo fa notizia: le proteste, le morti dei comuni cittadini che pagano quanto si decide nei vari congressi o meeting internazionali durante i quali delle varie prese di posizione non è dato sapere. Alla luce di tutto questo che effetto vi fa leggere delle dichiarazioni dei vari leader? A me sembrano parole ipocrite. Per parafrasare (e correggere) quanto si è detto in queste ore, “le porte dell’Inferno” sono già aperte. Volete che ci sia qualcosa di peggiore della morte di civili? La situazione potrebbe cambiare solo se il comune cittadino si informasse adeguatamente e non prendesse per “oro colato” quanto i media o i premier di turno dicono. Ancora una volta il mio monito è ad una vita civile/sociale più consapevole, più meditata e meno programmata e “macchinosa”.

Si moltiplicano inoltre i messaggi di cordoglio, ma anche gli inviti alla distensione, da parte dei principali leader internazionali, da Papa Francesco a Obama, che ha dichiarato: “Incoraggio Israele e l’Autorità Palestinese a lavorare insieme per trovare e condannare i perpetuatori di questo crimine e a trattenersi da azioni che potrebbero ulteriormente destabilizzare la situazione”.

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