La Iena Nadia Toffa all’esordio editoriale: “Quando il gioco si fa duro”

Un libro inchiesta sul gioco d’azzardo in Italia: aspetti economici, sociali e politici narrati in puro stile “Iena” secondo Nadia Toffa. La presentazione a Napoli e la chiacchierata in Optima.

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Solo 5 mesi di scrittura, una scrittura rapida, quasi di getto, come il suo stile giornalistico televisivo dal piglio preciso e di chi non molla mai: è “Quando il gioco si fa duro. Dalle slot machine alle lotterie di Stato:come difendersi in un Paese travolto dall’azzardomania” (edito Rizzoli), l’esordio editoriale di Nadia Toffa.

Tre anni di indagini e approfondimenti volti a capire perché il nostro Bel Paese è il primo in Europa per volume d’affari legato al gioco d’azzardo (il quarto nel mondo subito dopo Macao) e, soprattutto, teso a far emergere una piaga nascosta come la ludopatia, la “malattia del gioco” di cui migliaia di italiani soffrono nonostante il nostro Ministero della Salute l’abbia riconosciuta come patologia solo da un anno e mezzo. Negli Stati Uniti – ci dice la Toffa – lo è da almeno un decennio.

Su questi binari si muove la nostra conversazione con Nadia. Una chiacchierata piena della sua energia, del suo entusiasmo per il suo lavoro, per un giornalismo che non si fa a tavolino con le notizie battute dalle agenzie ma che muove da intuizioni e si nutre di ricerca e minuziosi approfondimenti. Il libro e l’inchiesta – ci spiega – nasce proprio dall’osservazione di come oggi le nostre città, i nostri quartieri siano cambiati. Alle sale bingo, si sono aggiunti – e spuntano come funghi – le sale gioco e un bar su due ormai ha uno spazio dedicato alle slot machine. Del resto videolottery, slot machine, gioco on line, “gratta e vinci” sono le punte di diamante di un’azienda del gioco che in Italia non solo non conosce crisi, ma che dalla crisi si alimenta.

Se andare avanti è sempre più duro, allora diventa sempre più lecito sognare e cercare un guadagno facile. Quel guadagno facile così ostentato nella campagne pubblicitarie in televisione, per strada. Cosa fare? Proibire? Assolutamente no, ci dice Nadia. Lo spirito del libro non è quello del proibizionismo. Proibire significherebbe aprire un varco ancora più grande in questo settore per la criminalità organizzata.

Una malavita che già ora si fa spesso “gestore” del gioco d’azzardo come strumento per ripulire il denaro sporco. Grazie anche alle “maglie larghe” della nostra burocrazia. Nadia per esempio si domanda dove sia finita la legge che rendeva necessaria una certificazione antimafia fino al terzo grado di parentela per aprire una sala slot o per essere detentori di una concessione ed escludeva condannati e indagati. Il testo – approdato  in Senato – ha visto sparire il divieto per “parenti e affini entro il terzo grado” nonché quello per gli indagati.

Nadia insiste allora sulla necessità di educare al gioco, farne capire i rischi attraverso il racconto delle storie di chi del gioco è diventato vittima sacrificando se stesso e la propria famiglia. Questo – ci dice – è l’obiettivo del libro e per questo per lei è fondamentale il “tour” nelle scuole che sta portando avanti. Finchè – ci racconta – nelle scuole, alla domanda rivolta ai ragazzi “Chi di voi ha mai giocato?” tutte le mani continueranno ad alzarsi, molto ci sarà da fare.

 

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