Il Grande Match, recensione

Il Grande Match, recensione

Il Grande Match, recensione

Prendi due personaggi che hanno fatto la storia del cinema sportivo (e non) come Rocky e Jack la Motta alias Toro Scatenato per i meno attenti. Prendi i due attori che li hanno interpretati, nel frattempo divenuti star internazionali, e riportiamoli sul ring in una commedia. L’idea è forte, e l’incasso sarà assicurato.

E invece no. Il Grande Match negli Usa fino ad ora (è in sala dal 25 dicembre) ha incassato circa 25 milioni di dollari, ossia nulla rispetto a quanto previsto. Con un budget di circa 40 milioni di dollari alla fine con gli incassi internazionali il film non dovrebbe diventare un vero e proprio flop, ma la delusione resta, perchè lo scarso incasso riflette il valore reale della commedia.

Grudge Match, ossia l’incontro del risentimento del titolo originale, finisce per riferirsi a una sceneggiatura e un regista che non sono stati capaci di sfruttare un’occasione così ghiotta. Lo statunitense Peter Segal capace di rendere accettabile Adam Sandler e che ha esordito con Una pallottola spuntata 33⅓: l’insulto finale, poteva e doveva fare di meglio. Il materiale a disposizione era infinito ma è stato sfruttato poco e con poca intelligenza. Un trattamento questo, riservato anche ai due protagonisti, almeno fino alla parte finale dove il film finalmente sale di livello salvando la baracca e i burattini utilizzati fino a quel momento.

In un film con Sylvester Stallone e Robert De Niro che accettano di prendere in giro loro stessi e le icone che hanno contribuito a scolpirli nella memoria collettiva, se la parte migliore e più divertente è quella di un altro, qualcosa effettivamente non va. Anche se l’altro si chiama Alan Arkin.

Il Grande Match arriva nelle nostre sale giovedì 9 gennaio. Il trailer lo trovate qui.

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