Immersione all’isolotto di Megaride, tra leggenda, storia e natura.

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Immersione all'isolotto di Megaride, tra leggenda, storia e natura.

Immersione all’isolotto di Megaride, tra leggenda, storia e natura.

L’Isolotto di Megaride è la piccola isola di Napoli su cui sorge il Castel dell’Ovo.
Oggi è collegata alla terra ferma con dei riempimenti a mare, ma in origine Megaride era distante pochi metri dalla antica città di Neapolis (oggi Napoli); inoltre, secondo il geografo Strabone, l’isola fu alle origini della fondazione della città stessa ad opera di alcuni coloni provenienti da Rodi che qui avrebbero stabilito, tra il IX-VIII secolo a.C., un emporio commerciale.
Secondo un antico mito, già noto in Grecia orientale, ancora prima della fondazione di Neapolis, il corpo della sirena Partenope fu sepolto a Megaride, essendo stata trasportata dal mare in quella zona, dopo essersi lasciata morire in seguito al rifiuto di Ulisse.

Immersione all'isolotto di Megaride, tra leggenda, storia e natura.

Immersione all’isolotto di Megaride, tra leggenda, storia e natura.

Un posto pieno di misticismo e storia dove possiamo trovare i resti dell’antico porto già nei primi -10 mt.
L’immersione inizia nella prossimità della scogliera dove termina la punta del promontorio dell’Isolotto di Megaride; lì abbiamo un fondale di 10 mt.: La base dell’antico porto; un lastricato romano intatto che si spinge per 40 metri a sud.
Su di esso troviamo resti di mura che si erigevano sulla antica struttura e che sono divenute tane di predatori acquatici: non è raro trovare azzannatori (specialmente in notturna), cernie e murene.
Dopo circa 40 metri di navigazione verso sud il pianoro termina con un drop fino a 18-20 metri ricco di cerianthus, unicelle rosse, crinoidi, parazoanthos axinellae (margherite di mare) e qualche aragosta scampata ai pescatori locali.
inaspettatamente abbiamo un’incontro con una ballerina spagnola che volteggia nel blu come in un saggio di danza artisitica. la accerchiamo senza darle fastidio e la illuminiamo con i flash delle nostre machine fotografiche per immortalare, con una infinità di scatti, la sua esibizione.

Pinneggiando il nostro occhio cade su due “vaccarelle di mare” (Discodorsi Atromaculata) in accoppiamento; qualche scatto e li lasciamo alla loro privacy.

La zona è divenuta da 10 anni area di allevamento di mitili per cui al rientro sul pianoro (verso ovest) passiamo di fianco agli allevamenti di cozze. Suggestiva l’immagine dei filari che pullulano di saraghi, guarracini e salpe.

Banchi di alici volteggiano nell’acqua passandoci (sfruttando l’effetto idromassaggio) sulle bolle di aria che emettiamo.

Un gruppo di paguri (che per grandezza oserei dire geneticamente modificati) marcano il territorio e le prede combattendo per accaparrarsi il bottino della giornata…

Una immersione nella realtà e nella storia… accompagnati ogni volta dalla sirena Partenope.

 

 

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